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Magali

Magali
domenica 27 gennaio 2013
Mi trovo sempre costantemente a disagio nel commentare il giorno della memoria, credo, perché le parole non siano sufficienti e sono convinta che la consapevolezza di tanto scempio dovrebbe espandersi a molte coscienze che ancora non sono sensibili. Brutalità e violenza continuano inesorabilmente anche nella nostra società come se questo fosse l’unica risposta di cui dispone l'uomo. Voglio essere fiduciosa in un futuro migliore e credere che il mondo sarà abitato maggiormente da esseri umani.

Da “Auschwitz”

Ancora tuona il cannone, ancora non è contento
di sangue la belva umana e ancora ci porta il vento e ancora ci porta il vento...

Io chiedo quando sarà che l' uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà...

Io chiedo quando sarà che l' uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà e il vento si poserà...

Francesco Guccini

Con molto piacere partecipiamo a questo contest di Sale e Coccole

Vi proponiamo una minestra un po' diversa, dopo averla preparata, quando l'abbiamo pappata, il suo gusto ci ha veramente piacevolmente stupito.





Insolita minestra ovvero Zuppa gamberi e champignon
Ingredienti per quattro persone:
16 code di gambero
150 g di champignon
50 g di pasta tipo trenette
1 costa di sedano
1 spicchio d’aglio
1 scalogno
2 cucchiaini di concentrato di pomodoro
1 pizzico di peperoncino in polvere
2 pizzichi di estragone
prezzemolo tritato
olio extra vergine d’oliva
sale

Preparazione:
pulite le code di gambero e togliete il “filino” nero con l’aiuto di uno stuzzicadenti.
Pulite gli champignon e affettateli.
Pulite bene il sedano togliendo tutti i fili e tagliatelo a dadini, tagliate anche le foglie.
In una pentola di coccio mettete dell’olio extravergine lo spicchio di aglio intero pulite e lo scalogno pulito e affettato sottilmente. Fate soffriggere, aggiungere dell’acqua il sedano, il concentrato di pomodoro, le spezie (estragone, peperoncino, prezzemolo), gli champignon, salate e fate cuocere 5 minuti. Aggiungete la pasta e i gamberi e fate cuocere ancora una decina di minuti a fuoco dolce.
Servite caldo.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”
venerdì 25 gennaio 2013
Volevo sapere che ne pensate se, con un po' più di costanza, ogni tanto, unisco alla cucina qualche mio pensiero su film, libri, mostre, tanto per interrompere un po' la monotonia della routine quotidiana. A me piace spaziare e mi piacerebbe ancor di più, credo che nella vita ci siano così tante cose belle da vedere, esplorare, per aumentare le proprie conoscenze, migliorarsi, riflettere o anche solo semplicemente per curiosità. E non immaginate neanche quanto potrei spaziare ancor di più! Allora attendo il vostro gentile parere.
Questa volta siamo ospiti di Giulia che è la Recipe-tionist di Dicembre e Gennaio.
Abbiamo scelto questa sua ricetta che lei a sua volta aveva scelto sempre per questo contest!
Ed ecco la nostra versione, una parte li abbiamo fatti con l'uvetta al posto delle gocce di cioccolato e questo è il risultato.


Pangoccioli di Giulia
Ingredienti:
400g farina manitoba
100g farina 00
200ml latte
50g zucchero
3 cucchiai di olio di semi
1 uovo
1 bustina di lievito secco (7g) oppure 25g di lievito fresco
1 cucchiaino di sale
60g gocce di cioccolato (io ho usato 80 g di uvetta)

Preparazione:
mescolate insieme le farine, setacciatele.
Sciogliete il lievito nel latte tiepido.
Impastate tutti gli ingredienti insieme (aggiungendo il sale per ultimo) fino a formare un impasto omogeneo e non appicicoso.
Mettete l’impasto a lievitare coperto per due ore al tiepido.
Sgonfiate l’impasto, aggiungete l’uvetta e reimpastate.
Formate diversi panini, mi raccomando che siano piccoli e metteteli nuovamente a lievitare sulla placca del forno di nuovo coperti con un panno per tre ore.
Spennellate i panini con il tuorlo d’uovo sbattuto con un cucchiaio di acqua.
Cuocete in forno a 160° per 30 minuti.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”
mercoledì 23 gennaio 2013
Premettiamo che questo sarà un post lungo!
Siamo tornate finalmente alla normalità praticamente cinque giorni senza internet e telefono fisso, un'eternità quando ci si abitua ad accendere il piccì (non è carino chiamarlo così?) per ogni qualsivoglia quesito, contatto, ricerca ... praticamente ci sembrava di essere un isola deserta, come unica ancora di salvataggio una "chiavetta" di fortuna da usare con parsimonia come la tanica dell'acqua, sempre riferita alla suddetta isola. Quindi ora ritorniamo cariche di entusiasmo e con un sacco di ricette arretrate, di cose da raccontare.
Non ci resta che iniziare da qualche parte ... ieri in un attimo di pausa, sono andata al cinema a vedere

In genere non vado a vedere film di registi italiani, lo so sono riduttiva lo ammetto, ma avevo visto in televisione un'intervista di Tornatore, regista del film, in cui a grandi linee ne delineava la trama, che mi ha affascinato. Il protagonista magistralmente interpretato da Geoffrey Rush, sicuramente l'avrete già visto ne "Il sarto di Panama" e nel più recente "Il discorso del re", è un antiquario, collezionista ed esperto d'arte, ma soprattutto il migliore battitore d'aste. Vive un'esistenza solitaria spezzata solo dall'amicizia atavica con Billy, che lo aiuta ad alimentare la sua collezione comprando opere per suo conto. Virgil Oldman, questo è il suo nome, indossa costantemente dei guanti, perchè ossessionato dall'igiene, e a mani nude sfiora solo le sue amate tele. La monotonia della sua vita viene interrotta dall'incontro, all'inzio solo telefonico con Claire, affetta da agorafobia. Sulla scena si intrecciano pochi personaggi, ma chi sono in realtà? Il film, ad un certo punto, si tinge di giallo e la fine, a me, ha lasciato l'amaro in bocca ed io l'avrei terminato in un altro modo. Credo, però, che l'epilogo scelto dal regista è molto più in sintonia con il mondo in cui viviamo. Non posso scendere nel dettaglio, perchè se qualcuno di voi lo volesse vedere ...., ma posso dire che merita di essere visto, anche se la sua visione mi ha angosciato, ora, riflettendo, posso dire che vi è una nota positiva, che di primo acchito mi era sfuggita, che coincide con l'affrontare i cambiamenti di vita del protagonista senza alcuna incertezza, Virgil, ad un certo punto, si butta a capofitto nel gioco della vita, ma in questo frangente, come nell'arte da lui tanto amata, vi è una continua presenza di autenticità e finzione.

Ecco notizie fresche, fresche un piccolo aggiornamento sul tenero Giacomo, i nostri amici Pia e Roby, che in questo periodo sono al mare, gentilmente e pazientemente vanno a nutrirlo ed eccolo qui in una foto di qualche giorno fa che mi hanno mandato! Non è bellissimo? Grazie mille cari amici per quello che fate.


Ringraziamo Cinzia e Valentina per proseguire con entusiasmo nella loro iniziativa e confermiamo la piacevole abitudine di partecipare al loro  contest


Gli appuntamenti mensili sono importanti, perchè danno continuità al blog, a volte, si è presi dal vortice del quotidiano che ti assorbe e poi non riesci ad uscirne, praticamente come la centrifuga della lavatrice, e quindi si trascura un po' ciò che può apparire superfluo, invece la ricetta mensile che ti impegni con te stessa a preparare (io devo sempre render conto a Magali) fa sì che anche qui tutto continui. Io non amo parlare del tempo che scorre, perchè il ricordo spesso è avvolto da un velo di melanconia, ma vi rendete conto che siamo qui nell'etere da oltre tre anni? Ebbene sì tutto questo tempo in cui abbiamo raccontato tanto di noi. Beh non perdiamoci in ulteriori chiacchiere e torniamo al contest i colori di questo mese sono il bianco e il rosso e noi abbiamo pensato a questo antipasto.


Terrina bianca e rossa
Ingredienti:
400 g di formaggio fresco
300 g di pomodori datterino
1 cipolla bianca
1 spicchio d’aglio
estragone
erba cipollina
olio di oliva
2 cucchiai di panna
5 fogli di gelatina
sale
pepe

Preparazione:
pelate e affettate la cipolla. Pelate l’aglio.
Mettete la gelatina in una scodella con dell’acqua fredda.
Lavate, asciugate i pomodori, tagliateli a dadini privandoli dei semi.
In una padella con dell’olio fate soffriggere l’aglio e le cipolle, aggiungete i pomodori, salate e fate cuocere finchè tutto il loro liquido sia assorbito. Aggiungete due fogli di gelatina e fateli sciogliere, mescolate e togliete dal fuoco.
In una scodella lavorate il formaggio con una forchetta. Fate scaldare la panna e fatevi sciogliere gli altri fogli di gelatina. Agiungete l’estragone, l’erba cipollina e la panna al formaggio mescolate, salate e pepate.
Foderate un piccolo stampo da plumcake con la pellicola alimentare e mettete uno strato di formaggio, uno di pomodori ed un altro di formaggio. Coprite con la pellicola, premete un pochino e fate riposare in frigorifero per almeno 12 ore.
Al momento di servire tagliate a fette.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”
domenica 20 gennaio 2013
Innanzitutto chiedo scusa a tutte le amiche se non riesco a passare da tutte, ma sono connessa con una chiavetta di "fortuna", perchè ho telefono fisso e internet fuori uso, attendo fiduciosa che tutto venga ripristinato.
Ed anche questa "sfida" dell’MTC mi ha permeato il cuore


Abbiamo seguito sempre fedelmente le "benedette" indicazioni di Patty, che ringraziamo nuovamente
E ora vi spiego un po’ come va la vita a casa nostra questo mese: Magali non vede l’ora che finisca gennaio, perché ogni giorno le propongo un’idea sui pici, allora lei oggi ha detto: ”Basta, concentra tutto lo sforzo e vai con la tua idea!”. Siccome la pelosotta ha il grande pregio di non parlare mai a vanvera, ho soppesato le sue parole e sono arrivata alla seguente conclusione.
Mi è venuta in mente, perché a casa nostra tutti hanno gusti differenti: mio marito è carnivoro, io vegetariana convinta, quindi quando ho preparato i pici l’altra volta non li ho proprio assaggiati!
Il trio Lescano, un gruppo canoro in auge tra gli anni ’30 e ’40, non sono così agée (termine suggerito da Magali) e, quindi, non ha avuto successo ai miei tempi, ma non so perché il nome mi è sempre rimasto nella memoria … ed è proprio a loro che mi rifaccio per il “titolo” della mia ricetta unito, però, ad un “filo conduttore” che accomuna questi condimenti e che lega i pici alla loro terra di origine: il Chianti! Con l’umiltà di sempre e con la speranza di non avervi annoiato …



Il trio Piciano
Ingredienti per 4 persone:
200 g di farina 00
100 di farina di semola rimacinata
2 generosi cucchiai di olio extra vergine
acqua quanto basta (la quantità di acqua è variabile)


condimento verza
200 g di verza
50 g di pancetta a dadini
1 cipolla bianca
½ bicchiere di Chianti
olio extravergine di oliva
sale

condimento castagne
150 g di castagne cotte al vapore
20 g di gherigli di noci
70 g di lardo
½ bicchiere di Chianti
alloro
olio extravergine di oliva
sale

condimento cipolle
200 g di cipolle bianche
1 carota piccola
½ bicchiere di Chianti
olio extravergine di oliva
sale
Pecorino grattugiato o parmigiano grattugiato fresco

Preparazione:
fate la fontana con due farine miscelate, versate l’olio, il pizzico di sale e cominciate a versate l’olio, il pizzico di sale e cominciate a versare lentamente l’acqua, incorporando la farina con una forchetta. Attenzione al sale. Non esagerate, perché questo indurisce la pasta.
Quando la pasta comincerà a stare insieme, cominciate ad impastare con energia utilizzando il palmo delle mani vicino ai polsi. Se se necessario, aggiungete acqua o farina.
Piegate la pasta su se stessa come quando impastate la pasta all’uovo e non stirate mai troppo l’impasto per non sfibrarlo.
“Massaggiate” con energia per almeno 10 minuti. Ricordatevi che la vostra “palla” di pasta è una cosa viva, dovete volerle bene.
Fate riposare una mezz’ora avvolta nella pellicola.
Quando la pasta è pronta, tagliatene un pezzetto e fatene una pallina, quindi sulla spianatoia stendetela con il matterello ad uno spessore di 1 cm. Con un tagliapasta o con un coltello affilato, tagliate tante striscioline larghe circa 1 cm e coprite il resto della pasta con la pellicola affincheè non si secchi.
Cominciate a filare i pici, rollando la pasta con il palmo delle mani e contemporaneamente stirandola verso l’interno.
Quando si tirano pici molto lunghi, la tecnica è quella di tirarli da un lato tenendo l’altra estremità con il palmo e piano piano allungandoli fino ad esaurire la pasta. Una volta tirato il vostro picio, fatelo rotolare nella farina di semola o di fioretto affinchè non si appiccichi agli altri. Una pasta morbida e riposata si tira con estrema facilità.
Pulite e affettate sottilmente le cipolle.
Pulite e tagliate le carote a julienne.
In una casseruola con dell’olio extravergine fate soffriggere le cipolle e le carote, aggiungete il vino, salate e fate cuocere a fuco lento per circa mezz’ora, il vino deve essere completamente evaporato e le cipolle devono assumere, praticamente, la consistenza di una crema.
Pulite la cipolla affettatela sottilmente e fatelo soffriggere in una padella con poco olio extravergine, aggiungete la pancetta a dadini e la verza. Aggiungete il vino, sale e fate cuocere a fuoco lento, finchè il vino non sarà completamente evaporato.
In una padella fate soffriggere con poco olio extravergine di oliva il lardo tagliato a striscioline, aggiungete le castagne, i gherigli tritati e il vino. Salate e fate cuocere finchè il vino non sarà completamente evaporato.
Cuocete in abbondante acqua salata i pici, scolateli e conditeli con i tre condimenti, spolverizzando con il formaggio se lo desiderate
E come dice Magali “leccatevi i baffi”!

domenica 13 gennaio 2013
Qualcuno di voi si domanderà come mai cerchiamo di postare la ricetta dell’MTC tra le prime: ecco spiegato l’arcano … Siccome le partecipanti alla tenzone sono veramente bravissime, noi abbiamo il timore che, se pubblicassimo “più in là”, vedendo le presentazioni delle nostre amiche non avremmo mai e poi mai il coraggio di presentare la nostra!
E la "sfida" dell’MTC di questo mese riguarda i pici!

Tempo fa vidi alla televisione la preparazione dei pici, e pure essendo mio marito di origine senese, tra me e me dissi che mai e poi mai mi sarei cimentata in tale impresa ed invece eccomi qui, ovviamente con il valido aiuto della mia assistente o meglio dire dirigente Magali che ogni volta mi esorta a partecipare. I pici sono una pasta semplice, ma che sprigiona forza e esprime in tutto e per tutto la sua tradizione contadina.
Il titolo “L’eleganza del picio” è un chiaro riferimento, in tono scherzoso, al libro “L’eleganza del riccio” ovviamente noi abbiamo volutamente inserito una nota ironica per far sì che la nostra inesperienza sia accompagnata da una nota leggiadra.
Abbiamo umilmente seguito le indicazioni di Patty, che ringraziamo di averle dettagliate pazientemente ed ecco il nostro risultato.




L’eleganza del picio
Ingredienti per 4 persone:
200 g di farina 00
100 di farina di semola rimacinata
2 generosi cucchiai di olio extra vergine
acqua quanto basta (la quantità di acqua è variabile)

Per il condimento:
300 g di “pasta” salsiccia
2 carciofi
1 limone
1 spicchio di aglio
1/2 bicchiere di Vernaccia
olio extra vergine di oliva
pecorino toscano grattugiato fresco

Per il “contenitore”:
300 g di farina
150 g di burro freddo
10,5 ml d’acqua fredda
un pizzico di sale
1 tuorlo d’uovo
1 cucchiaio di latte

Preparazione:
fate la fontana con due farine miscelate, versate l’olio, il pizzico di sale e cominciate a versate l’olio, il pizzico di sale e cominciate a versare lentamente l’acqua, incorporando la farina con una forchetta. Attenzione al sale. Non esagerate, perché questo indurisce la pasta.
Quando la pasta comincerà a stare insieme, cominciate ad impastare con energia utilizzando il palmo delle mani vicino ai polsi. Se se necessario, aggiungete acqua o farina.
Piegate la pasta su se stessa come quando impastate la pasta all’uovo e non stirate mai troppo l’impasto per non sfibrarlo.
“Massaggiate” con energia per almeno 10 minuti. Ricordatevi che la vostra “palla” di pasta è una cosa viva, dovete volerle bene.
Fate riposare una mezz’ora avvolta nella pellicola.
Quando la pasta è pronta, tagliatene un pezzetto e fatene una pallina, quindi sulla spianatoia stendetela con il matterello ad uno spessore di 1 cm. Con un tagliapasta o con un coltello affilato, tagliate tante striscioline larghe circa 1 cm e coprite il resto della pasta con la pellicola affincheè non si secchi.
Cominciate a filare i pici, rollando la pasta con il palmo delle mani e contemporaneamente stirandola verso l’interno.
Quando si tirano pici molto lunghi, la tecnica è quella di tirarli da un lato tenendo l’altra estremità con il palmo e piano piano allungandoli fino ad esaurire la pasta. Una volta tirato il vostro picio, fatelo rotolare nella farina di semola o di fioretto affinchè non si appiccichi agli altri. Una pasta morbida e riposata si tira con estrema facilità.
Mettete nel “robot” la farina, il burro a pezzi, il sale e l’acqua avviate alla massima velocità finchè non si forma una palla, spegnete il robot ed avvolgete la palla nella pellicola, mettete in frigorifero e fate riposare mezz’ora.
Foderate uno stampo con cerniera di cartaforno, stendete la pasta brisè tagliate una striscia e fate il bordo, poi due cerchi uno lo userete per il fondo e un altro lo userete come “coperchio”, potete guarnirlo come preferite. Sbattete il tuorlo d’uovo con un cucchiaio di latte e spennellate il coperchio. Mettete in forno a 180° per 20 minuti. A cottura ultimata togliete dal forno e fate raffreddare su una griglia.
Pulite i carciofi, tagliateli sottilmente e metteteli in una terrina con acqua e il succo del limone.
In una padella fate soffriggere lo spicchio d’aglio pelato intero, aggiungete i carciofi, salate sfumate con un po’ del vino bianco e fate cuocere due minuti a fuoco alto. Toglieteli dalla padella, rimettete sul fuoco e mettetevi la “pasta” di salsiccia, fate rosolare a fuoco vivo. Dopo pochi minuti è già colorita, mettete i carciofi ed aggiungete il resto del vino e fate cuocere ancora 5 minuti.
Cuocete in abbondante acqua salata i pici, scolateli e fateli saltare in padella con il condimento.
Spolverizzate con il pecorino, metteteli nel “contenitore” di pasta brisè e servite.
E come dice Magali “leccatevi i baffi”!

martedì 8 gennaio 2013

Pelosotti ed umani ci uniamo alla dolcissima Cleo per dire alla carissima Bruna:

"Auguroni di cuore!"
lunedì 7 gennaio 2013
Innanzitutto volevo darvi notizie di Giacomo, il micio rosso del mare, attualmente nutrito da Pia e Roby, due cari amici che ora sono al mare e che ringrazio pubblicamente per questo regalone che mi fanno, ebbene l'altro giorno è stato avvistato da Roby, che puntualmente è andato a lasciare la pappa, e, per fortuna, l'ha visto in piena forma. Scusate la divagazione, ma so che tanti di voi tengono a cuore la sorte del monello bolscevico!
Forse avrete capito che mi piace cucinare, ma non è, per me, l'unico passatempo, a me piace fare tantissime altre cose e amo, quando negli altri blog, oltre alla ricetta scopro anche nuovi luoghi, pensieri, fotografie da condividere.
Dopo aver terminato di leggere di leggere questo libro,


ho atteso qualche settimana, prima di riuscire a scrivere le mie riflessioni. Il libro, nel complesso, mi era piaciuto, ma non riuscivo a parlarvene senza ricadere nel banale.
Ovviamente ho chiesto consiglio alla mia assistente, la fedelissima, e lei mi ha consigliato solo di attendere e così ho fatto.
La trama è talmente semplice da non riuscire a comprendere come possa “venir fuori” un libro di oltre trenta capitoli: tutto ha inizio con l’arrivo di una lettera a casa di Harold, da parte di una sua vecchia amica e collega di lavoro, che non sente da tantissimo tempo, in cui brevemente gli vuole comunicare che ha il cancro e che, con queste poche righe, desidera solo dirgli addio.
Lui ne rimane toccato e le scrive una lettera di risposta, sicuramente scontata, Harold come chiunque le scrive delle frasi “fatte”. Esce per imbucarla, vestito normalmente, senza cellulare, ma supera la prima buca delle lettere, l’ufficio postale, giunge a una stazione di servizio dove avviene il primo incontro con una ragazza che gli parla del credere fortemente per far sì che un obiettivo anche in apparenza irraggiungibile ed impossibile si concretizzi.
E così inizia un cammino lungo mille chilometri per arrivare dalla sua amica per darle l’estremo saluto personalmente.
Durante il cammino incontra persone, “raccoglie” la pesantezza delle loro vite, le loro emozioni e tutto questo unito al procedere superando qualsiasi avversità, ma soprattutto ad affrontare un viaggio molto più temuto, quello che pochi hanno il coraggio di affrontare: quello all’interno dei propri ricordi, dei dolori vissuti, delle incomprensioni, dell’ordinario della propria vita.
Harold riesce a terminare il viaggio il raggiungimento di questo obiettivo lo porta anche alla riconciliazione con le persone amate, capendo che nella vita si arriva al punto, in cui è doveroso nei confronti di se stessi, placare i propri rancori, il proprio animo per poter continuare un’esistenza serena e densa di significato.
Se devo trovare una nota, per me, stonata è quando, ad oltre la metà del cammino, si unisce ad Harold una pluralità di “pellegrini”, la descrizione della “miseria” umana di alcuni di essi è scontata e superficiale e, forse, diminuisce il pregnante significato della ricerca itneriore che fa da filo conduttore a tutta l’opera.

Era da tanto che volevo preparare questa ricetta letta, ormai da tempo immemorabile, sul blog della notissima Araba Felice , ma, non so perchè, ho sempre rimandato, poi ho letto del contest di Fabiola e mi è sembrata appropriata per l'occasione.
Ed eccoli qua, ottimi, ve lo garantisco e non è assolutamente un parere di parte visto che io non sono amante del croissant. Magali dice che nonostante la loro semplicità sono très chic! (Bontà sua!)


 
Croissant dell'Araba Felice
Ingredienti per una decina di pezzi piuttosto piccoli:

220 g di Philadelphia
220 g di burro
260 g di farina
2 cucchiai di zucchero ( da omettere se si fanno salati )
un tuorlo e poco zucchero, per spennellare

Preparazione:
cominciate lavorando con le dita il burro freddo, ma tagliato a pezzi minuscoli con il Philadelphia. Non dovrete avere una crema perfetta, ma solo mischiare sommariamente. I pezzetti di burro devono risultare ancora visibili e non sciolti.
Aggiungete quindi la farina tutta insieme, mescolata prima con lo zucchero.
Se si fanno salati, omettete lo zucchero ed aggiungere un cucchiaino raso di sale.
Lavorate il composto con la punta delle dita, mischiando solo finchè il tutto sta insieme. Non impastate!
Se rimangono dei pezzetti di burro qua e la', meglio ancora, sono loro che fanno sfogliare...
Nei grumi ci sono pezzetti di burro intero e non sciolto, mi raccomando questo passaggio.
Compattate la pasta con le mani, farne una palla che va leggermente infarinata, avvolta nella pellicola e messa in frigo per almeno due ore, deve diventare ben dura.
Stendete quindi la pasta su una superficie infarinata ad uno spessore di 3 mm e tagliate tanti triangoli: i miei hanno una base di circa 8 cm e sono alti circa 15 cm.
Mettere i cornettini su una teglia coperta con carta forno, spennellarli con un tuorlo d'uovo battuto con un cucchiaio d'acqua e spolverizzarli con poco zucchero semolato . Se si fanno salati spennellate con uovo ma omettere lo zucchero.
Metterli in frigo una mezz'ora almeno, finchè saranno ben duri.
Cuocete in forno preriscaldato a 170 gradi, non di più, per circa 40 - 45 minuti.
Servire tiepidi o a temperatura ambiente.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”

martedì 1 gennaio 2013
Inizio questo nuovo anno con spirito allegro, voglio credere che porterà con sé la soluzione a tanti problemi e con essa la serenità. In questo periodo di bilanci e propositi, i primi per me sono in assoluto pareggio, perché il dare e l’avere sono equilibrati dalla mia coscienza, mentre per quanto riguarda i propositi quest’anno si cambia musica e ne ho fatto “udite, udite” solo uno: quello di non arrabbiarmi, non urlare, qualsiasi cosa accada, per un anno intero, esporre tutto ciò che penso senza alzare il tono della voce. Ce la farò? Credo di sì, perché ho tanti difetti, ma sono tenace e quando mi metto, veramente, in testa qualcosa che mi sta a cuore persevero senza sosta.
Ho volutamente iniziare l’anno con questa ricetta, perché il pane è un alimento semplice, ma che permea la cucina di profumo e riempie il cuore di buoni sentimenti.
E’ da tempo che ho letto questa ricetta tratta fedelmente dal blog di Emanuela e vi assicuro è buonissima. Ho utilizzato alcune fette come base per tartine per la cena del 31 e si è rivelato ottimo anche tostato.




Pancarrè di Emanuela
Ingredienti:
500 g di farina "0"
250 g di latte tiepido
60 g di burro morbido
1 panetto di lievito di birra (potete dimezzare la quantità di lievito raddoppiando il tempo della prima lievitazione)
1 cucchiaino di malto d'orzo (o miele)
1/2 cucchiaino di sale
olio evo (per ungere)

Preparazione:
iniziamo sciogliendo il lievito col malto d'orzo nel latte tiepido. Mettiamo da parte solo il tempo necessario a setacciare la farina sul piano da lavoro. Al centro poniamo la miscela di latte, lievito e malto. Cominciamo ad impastare ed incorporiamo il burro morbido e successivamente il sale.
Lavoriamo per alcuni minuti o comunque fino ad ottenere un impasto liscio e dopo aver unto leggermente la superficie con l'olio, poniamo il panetto a lievitare in una ciotola, anch'essa unta e coperta da pellicola.
Io di solito ripongo l'impasto nel microonde spento (unica occasione in cui lo utilizzo!), perchè lo preserva da eventuali correnti e lo mantiene ad una temperatura costante.
Lasciamo lievitare l'impasto per non più di 1 ora. A questo punto lo dividiamo in 2 e appiattiamo un po' col matterello. Otterremo 2 rettangoli, con i quali faremo 2 rotoli di circa 18 cm l'uno. Ciascun rotolo andrà in uno stampo da plum-cake coperto da cartaforno. Spennelliamo con dell'altro olio e copriamo con un panno o con della pellicola. Lasciamo lievitare ancora per circa quaranta minuti e successivamente inforniamo a 180°/200° (bisogna regolarsi secondo il proprio forno). Occorrerà circa una mezz'oretta prima che il pane sia cotto. Sforniamo e lasciamo raffreddare su una griglia.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”

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