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Magali

Magali
domenica 28 luglio 2013
Sono appena tornata da una settimana di lavoro intenso, ebbene sì proprio quel sano lavoro fisico, ho sollevato e portato pareti di legno di oltre 20 kg (poco meno della metà del mio peso), sono pure caduta da una scala, ma ce l’ho fatta, sudata, stravolta, ma non mi sono fermata. Questo mi ha fatto capire che, per quanto mi riguarda, se voglio posso tentare anche le imprese che di primo acchito mi appaiono impossibili, perché riesco a tirar fuori forza e tenacia al momento giusto e tutto questo mi ha reso contenta e ha cancellato immediatamente la fatica.
Per varie ragioni, sono ancora Torino e non ho ancora una vaga idea di quando riuscirò a lasciare questa città che con il caldo è diventata invivibile.
Magali non è mai stata qui con questo clima e crede che non sentirà ancora la brezza marina che le scompiglia la pellicciotto. Ora è perennemente sdraiata sul pavimento e mi guarda con i suoi occhioni interrogativi? Non capisce più nulla …
Spero che riusciremo a partire al più presto, io le ho già riadattato questa mia vecchia borsa per il viaggio e come le dico sempre io sono la Paris Hilton dei poveri e lei è il suo chihuahua! Così ci facciamo due risate, si perché lei è una gatta magica e ride pure, e andiamo avanti sognando sole e mare, anche, se quest’anno, sarà una vacanza/studio, ma già solo il fatto di non star qui aiuta!
Va beh, abbiamo sognato, ma tutto questo era per augurare a voi tutti di riposarvi e perché no divertirvi, sia che andiate via sia che restiate a casetta!


Vi lascio con una ricetta della mitica Ale, che ho fatto un po’ di tempo fa più volte, è ottima, l’ho seguita passo, passo, unico cambiamento essendo sempre di fretta, ho tagliato i fagiolini invece di passarli.Scusate la foto, ma era tardi, se andate da Ale è meglio!


Polpettone genovese di Ale
Ingredienti:
mezzo kg di patate
400 g di fagiolini
2 o 3 manciate di parmigiano reggiano grattugiato
tanta maggiorana
due uova
pan grattato
sale
olio extravergine per la teglia

Preparazione:
fate lessare le patate con la buccia e passatele da calde allo schiacciapatate, in modo da ottenere una purea.
Lessare anche i fagiolini, dopo averli mondati e privati del filo (operazione tanto noiosa quanto fondamentale: non c'è come trovarsi un filo di fagiolino nei denti, per non godersi il polpettone) e tagliateli a piccoli tocchetti.
Dopodichè, aggiungete le uova, il formaggio, la maggiorana ed il basilico, regolate di sale se necessario.
Ungete una teglia con poco olio e versatevi il composto, livellandolo bene con una forchetta. Lo spessore è di solito di 2- 3 cm al max.
Ricoprite di pan grattato, aggiungete ancora un filo di olio e mettete in forno a 180 gradi, fino a quando la superficie sarà dorata: all'incirca, 20- 30 minuti.
Servite tiepido o freddo, accompagnato da insalata mista o pomodori.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”
giovedì 18 luglio 2013
Non potendo resistere alla curiosità ho continuato leggendo il seguito del libro di cui vi ho parlato nel post precedente
In “Semiotica, pub e altri piaceri” le vicende degli inquilini del 44 Scotland Street, continuano e si conclude con l’uscita di scena di alcuni di essi: Bruce, coinquilino di Pat, cambia lavoro e si trasferisce a Londra, finalmente Stuart il padre del piccolo talentuoso Bertie, finalmente dopo un corso di autostima, riesce a far  valere, nei confronti della moglie, i propri diritti e quelli del figlio, Domenica continua ad esprimere in modo schietto la propria opinione, e bellissime sono le conversazioni inframmezzate da poesie, che intercorrono tra lei ed Angus, il pittore che si accompagna al cane con il dente d'oro. Pat inizia a frequentare l’università, pur mantenendo il lavoro alla galleria d’arte, ma è costretta a cambiar casa. Anche qui Alexander McCall Smith, con i suoi personaggi, non fa altro che esprimere attraverso le loro vittorie, i loro insuccessi, le loro delusioni, lo scorrere della vita, della loro vita che, in fondo, è anche la nostra.

Impossibile a non affezionarsi a tutti loro e quindi impossibile non proseguire nella lettura dell'ultimo libro, credo che ce ne siano altri, ma, purtroppo, per me solo in inglese, “Lettere d'amore alla Scozia”
Domenica, l’antropologa, parte per lo stretto di Malacca per andare a studiare il comportamento dei pirati e ad occupare il suo appartamento arriva la sua amica Antonia, avvolta da un misterioso fascino. Angus è sempre accompagnato da Cyril, nonostante una brutta avventura, però felicemente conclusa, Matthew datore di lavoro di Pat sempre innamorato di lei, questa volta riuscirà nel suo intento? A queste si intrecciano le vite di una suora, un gruppo di studenti musicisti in viaggio a Parigi, la seconda gravidanza della conservatrice e tirannica madre di Bertie, ed il tutto si svolge sullo sfondo di Edimburgo e alla scoperta dei suoi segreti.
La sesta e ultima sfida della tenzone della Ponti
è “Stasera ceno da solo e mi faccio vedere io” ed eccomi: bando alla trascuratezza, una volta tanto mi coccolo anche nell’aspetto, perché solitamente per se stessi si tende ad essere meno esigenti ed invece questa volta Magali ed io abbiamo ribaltato la situazione!
Questa volta gli ingredienti obbligatori sono: la melanzana, un formaggio morbido, un frutto e due ingredienti Ponti a scelta. Noi abbiamo aggiunto poco di più ed ecco cos’abbiamo inventato.

Solo per me
Ingredienti per una persona:
mezza melanzana
2 cucchiai di formaggio cremoso
½ cucchiaino di curcuma
3 albicocche
1 cucchiaino di tapioca
sale
1 cucchiaio di aceto balsamico di modena ponti
glassa gastronomica ponti
olio di oliva

Preparazione:
togliete la pelle alla melanzana e affettatela sottilmente (io ho usato una mandolina non troppo fine), in una padella antiaderente con dell’olio di oliva fate friggere rapidamente le fettine di melanzana.
Sbucciate le albicocche, frullatele e mettetele in un pentolino sul fuoco basso con l’aceto balsamico e un cucchiaino di tapioca. Fate cuocere qualche minuto e togliete dal fuoco.
In una scodella amalgamate il formaggio, la curcuma, il sale, aggiungete due cucchiai di albicocche e amalgamate.
Tagliate le fette di melanzana con un coppa pasta.
Sempre con l’aiuto di un coppa pasta alternate le fettine di melanzane al formaggio e terminate solo con l’avanzo delle albicocche. Togliete il coppa pasta e decorate con la glassa.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”
domenica 7 luglio 2013
Finalmente ho letto questo libro 44 Scotland Street di Alexander McCall
Oltre un anno fa la sua recensione mi aveva attirato “Confortante come una cioccolata, caldo come una maglia di lana, questo romanzo è proprio quello che un medico consiglierebbe per le fredde serate invernali” – The Times e queste parole mi avevano profondamente incuriosito.
In questo periodo avevo proprio bisogno di qualcosa di rassicurante, un amico silenzioso che mi stesse vicino e aprendo qualche imprevedibile cassetto della memoria ho trovato “44 Scotland Street” che non fa altro che descrivere la vita degli abitanti di questo palazzo di Edimburgo. Le loro esistenze si intrecciano portando a nuove amicizie, semplici conoscenze, utopici o futuri amori. L’ho letto, praticamente, nell’arco di 24 ore, giunta alla fine, o meglio, alla non fine ho trovato quello che cercavo. Sono riuscita ad estraniarmi dal mio quotidiano entrando a far parte anche io del vecchio condominio scozzese, a conoscere i suoi abitanti e le persone a loro legate, il carattere, il turbamento della loro anima, i loro sogni, ma soprattutto la loro indecisione, il ricercare qualcosa di nuovo non ancora identificato, ma come dice Domenica, una colta antropologa, dirimpettaia di Pat , la protagonista, che divide l’appartamento con il narciso Bruce, “Mai sottovalutare il potere dell’intuito, è una guida utilissima da seguire nei casi più disparati, compresa la via del bene. L’intuito ci aiuta a capire cosa è bene e cosa è male, se il tuo intuito ti dice ce qualcosa è male, probabilmente lo è. E quando metti in moto le tue facoltà morali per stabilire come mai è male, capisci che il tuo intuito aveva visto giusto”.
Lo stile diretto e puntuale di McCall, non può che sortire l’effetto di farti affezionare a Domenica, Pat, Bruce, al piccolo Bertie ossessionato da una madre impositiva, bambino prodigio che vorrebbe solo vivere i suoi cinque anni giocando con i trenini, ad Angus Lordie, ritrattista accompagnato sempre dal suo pastore scozzese con un dente d’oro che fa l’occhiolino alle signore e molti altri e di giungere all’ultima pagina accompagnati da una sottile tristezza nel dover abbandonare tutti gli inquilini, ma … la cosa più bella che il libro non ha una fine, perché, ho scoperto che le avventure continuano in altri romanzi, quindi non resta che farsi coinvolgere, con estremo piacere, nelle loro vicende.
E ora passiamo in cucina con  la sfida Ponti

Il tema di questa volta è "Ho il giardino, facciamo il brunch?" consisteva nel preparare qualcosa per il brunch, ovviamente con degli ingredienti "vincolati" ed ecco cosa, Magali ed io, abbiamo preparato. Abbiamo ipotizzato di condividerlo con i nostri amici scozzesi e per questo l'abbiamo chiamato così!
L'invitata d'onore, ovviamente, non poteva che essere Magali, ultimamente mi rimprovera di non darle molto spazio e, allora, per non contraddirla ... eccola un pochino stordita dal caldo.

Ed ecco il nostro sandwich!


Sandwich Club del 44
Ingredienti per 4 persone:
pane per tramezzini
bresaola
80 g di robiola cremosa
2 cucchiai di yogurt bianco
2 cucchiani di aceto DolceAgro Ponti
3 cetriolini all’aceto di vino Ponti

Preparazione:
far tostare il pane.
In una scodella mescolare la robiola, lo yogurt, i cetriolini ridotti in piccoli pezzi.
Spalmate le fette di pane, mettete la bresaola, componete il sandwich e tagliate in triangoli.
Noi l'abbiamo servito accompagnato da tea freddo home made.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”
lunedì 1 luglio 2013
Innanzitutto ringrazio Cinzia e Valentina per la menzione per il mio semifreddo! Mi ha fatto molto piacere.

Eccovi qui alcune foto che ho scattato a Parigi questa primavera ispirate al rosso!








Non tutti sanno che il mio dolce preferito sono i biscotti, li mangio quotidianamente a merenda, dopo cena, praticamente sempre. Potrei emulare Riccardo III e dire:"un biscotto, un biscotto, il mio regno per un biscotto!". Per questo motivo viaggiando nell'etere, appena trovo una ricetta che mi ispira la copio e la metto nel mio archivio, ed è capitato anche con questa, della mia amica Elena, che ho trovato ottima, ho commesso l'errore di stendere la pasta troppo fine, ma solo così non ho potuto smentire la mia nomea di pasticciona!
Elena è una persona squisita, intelligente, positiva, tenace ed è un piacere, per me, che le nostre strade si siano incrociate. Ricordo che incominciai a leggere il suo blog, proprio perchè la sua miciotta assomiglia a Magali e da allora lo segue sempre.
Ve li consiglio spassionatamente io non ho fatto altro che copiare la sua ricetta. Li ho fatti un mesetto fa quando ancora non c'era un gran caldo, ma come ben sapete sono sempre un po' pigrotta, come direbbe Magali o come direi io sono sempre indaffarata.


Biscotti di Elena
Ingredienti:
250g farina
100g burro
70g zucchero semolato
1 uovo
scorza di limone bio
sale
uvetta
rum

1 cucchiaino di zucchero a velo
1 tuorlo
1 cucchiaio di latte

Preparazione:
il procedimento è simile a quello per fare la frolla. In una ciotola tate la fontana con la farina e unite il burro tagliato a pezzetti. Strofinate con le punte delle dita fino ad ottenere un composto sbriciolato. Unite lo zucchero, un pizzico di sale, la scorza di limone, e infine l'uovo. Impastate velocemente, formate una palla, avvolgetela nella pellicola e mettetela in frigo per almeno mezz'ora. Nel frattempo fate rinvenire l'uvetta nel rum, poi strizzatela bene.
Stendete la pasta ad uno spessore di circa 1/2 cm e ritagliate tanti quadrati e sovrapponete strati di pasta e di uvetta. Io ho dato la forma quadrata e fatto tre strati ma più spesso qui si trovano a forma rettangolare e con solo due strati di pasta (come li ho fatti io).
Spennellate con il composto ottenuto mescolando il tuorlo, il latte e lo zucchero a velo e cuocete a 175/180 per circa 20 minuti. Sfornate e lasciate raffreddare...sempre che ci riusciate.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”

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