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Magali

Magali
domenica 30 marzo 2014
Era da molto tempo che volevo iniziare questa avventura, solo che ci sono periodi in cui sono spesso via da casa e quindi ho sempre rimandato. Finalmente, come si suol dire,  ho preso il coraggio alla mano e seguendo le preziose indicazioni di Loredana alla fine ce l'ho fatta e sono ben lieta di annunciarvi la "nascita" di Matilde Desiderio il mio lievito madre. L'avventura è iniziata il 14 marzo (S. Matilde) e si è concluda il 24 marzo (S. Desiderio). 
E' iniziato praticamente un filo diretto tra me e Loredana che è stata veramente gentilissima ed un validissimo supporto, lei è bravissima e chi, ancora non la conosce, può constatarlo andando sul suo blog. Non la conosco personalmente, ma l'immagino una donna determinata, che ama sperimentare, imparare cose nuove e che è sempre pronta alla sfida.
Ora vi presento il mio primo esperimento, è una ricetta che ho letto sul blog di Dauly che a sua volta l'aveva letta su quello dell' Araba Felice quindi pensate un po' il filo invisibile che ha unito Torino, Parma, Sulmona, l'Arabia in questa ricetta. Unica variante, da parte mia, l'utilizzo del lievito madre. Grazie a tutte!
Lo so il risultato non è bellissimo, ma per me è un vero successo, perchè è il primo e poi, ormai tutto l'etere lo sa, il mio forno ha 27 anni, non cuoce sopra e quindi questo panbrioche, per me, sa un po' di miracolo!
E' ottimo per la prima colazione, tostato con pane e marmellata è semplicemente squisito.


Panbrioche dell'unione
Ingredienti:
385 g di farina 00
63 g di acqua tiepida
120 g di panna acida
120 g di yogurt bianco
2 cucchiai di zucchero
40 g di burro fuso e freddo
175 g di lievito madre attivo
un pizzico di sale

Preparazione:
sciogliete il burro e farlo raffreddare,
In una ciotola mescolate la panna acida con lo yogurt, lo zucchero, il burro fuso e freddo e l'acqua rimanente, impastate 300 g di farina con il lievito madre, unite il mix preparato, continuate ad impastare unendo poco per volta la restante farina fino ad avere un composto morbido e non appiccicoso, non troppo duro per non compromettere la sofficità del panbrioche.
Mettere a lievitare coperto in luogo tiepido per 12 ore, rovesciate l'impasto sul tagliere, rilavorarlo brevemente, dividetelo in 4 parti e formare quattro palline, imburrare uno stampo da plumcake e mettetevi le palline ottenute, lasciare riposare 30 minuti e cuocere a 190°c per 30-35 minuti a seconda del vostro forno, appena sfornato spennellare il panbrioche con burro fuso.
E come dice Magali "leccatevi i baffi!"
domenica 23 marzo 2014
Il blog, per me soprattutto quando postavo quotidianemente, è un po' una "meditazione tra i fornelli". Sono una persona solitaria, lo ammetto non amo molto i miei simili, preferisco la compagnia silenziosa di Magali. Mi spiego meglio mi piacerebbe ascoltare racconti fantastici di viaggi, libri, condividere foto, ma purtroppo la quotidianità fa sì che ognuno di noi viva nella routine, a volte odiata, ma fonte di tanta certezza.
Il movimento è vita, ma è anche cambiamento, andar incontro a nuove sfide, porta sgomento, perchè l'ignoto tanto utopicamente desiderato, in verità è affrontato da pochi.
Non so a quale schiera appartengo, so solo che ora attraverso un momento in cui ho certezza assoluta di cambiamento, l'ho annuso nell'aria come Magali quando le apro la portafinestra e lei va sul balcone e cerca di carpire l'inimmaginabile ... uno strano malessere, a volte, mi investe, non mi spaventa, ma vorrei solo cessasse, ma ho imparato a lasciarmi andare a non contrastare le mie sensazioni, tutto avrà un senso e risposta, bisogna aver solo la pazienza di attendere e la consapevolezza di tutte le cose belle che ho.
E così nell'attesa, per distrami, vado in cucina accompagnata da Magali che si mette su una sedia e mi guarda con la sua aria stupita che mi fa ben sperare ...
Ed ecco cos'abbiamo preparato proprio ieri ed erano talmente buoni che sono già tutti finiti!
Abbiamo seguito per una volta, caso rarissimo, papale papale la ricetta di giallo zafferano che trovate qui, ho solo variato in proporzione gli ingredienti, perché avevo a disposizione meno mirtilli.
Muffin ai mirtilli
Ingredienti per 12 muffin:
125 g di mirtilli
165 g di farina (per la versione senza glutine ho usato il mix C per dolci Schar)
85 g di zucchero semolato
1 pizzico di sale
1 e 1/2 cucchiaini di lievito per dolci
50 g di burro
1 uovo
70 g di latte e 70 g di yogurt intero bianco
½ cucchiaino di scorza di limone grattugiata

Preparazione:
fate fondere il burro a fuoco molto basso oppure nel microonde e fatelo intiepidire. Sciacquate accuratamente i mirtilli, asciugateli e infarinateli e teneteli da parte. In una ciotola mescolate la farina con il lievito, lo zucchero, un pizzico di sale e la scorza di limone.
A parte, in un’altra ciotola, sgusciate l’uovo e mescolatelo con lo yogurt e sbattete per qualche istante, quindi versate anche il latte e il burro ormai tiepido.
Una volta miscelati questi ingredienti liquidi, versateli nella ciotola degli ingredienti secchi e mescolate energicamente con un cucchiaio per un paio di minuti, fino ad ottenere un composto omogeneo e fluido. Unite a questo punto anche i mirtilli.
Mescolate delicatamente per non romperli, distribuendoli bene in tutto l’impasto. Distribuite il composto (che risulta abbastanza sodo) negli appositi stampini in silicone (io li ho precedentemente spennellati con burro fuso) e riempiteli arrivando a circa 2/3. Cuocete i muffin ai mirtilli nel forno già caldo a 180° (statico) per circa 30 minuti, quindi sfornateli e fateli raffreddare.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”
domenica 16 marzo 2014
Ancora una mostra vista a Parigi in cui ho scoperto la capitale attraverso lo sguardo di uno dei più grandi fotografi : Gyula Halász, conosciuto con lo pseudonimo di Brassaï (Braşov, allora ungherese, 9 settembre 1899 – Èze, 8 luglio 1984). Si trasferì a Parigi a soli tre anni e l’amò con tutto se stesso.
La mostra si intitola “Brassai, Pour l’amour de Paris”: la storia di un’eccezionale passione che ha unito Brassaï per più di cinquant’anni alla capitale immortalandone gli angoli e tutti coloro fossero legati a lei: intellettuali, artisiti, amanti, gente comune.
Brassai
Vedere queste opere "dal vivo" è stato per me come entrare in un'atmosfera d'altri tempi fatta principalmente di luci ed ombre che hanno reso questa città ancora più incantata, gran parte delle fotografie sembrano dei dipinti, hanno innumerevoli sfumature e contrasti evidenti e guardarle per me è stato emozionante e spero lo sia anche per voi.
Picasso
Mano di Picasso
... e la visita continua
Brassai era anche affascinato dai graffiti che vedeva sui muri di Parigi ...

Ed ora andiamo in cucina e rieccoci! MTC siamo qui!
Anche questa volta abbiamo seguito le indicazioni di Fabiana fata della creatività!
Ed ecco la notra ricetta


Soufflé spinaci e feta con un tocco rosa
Ingredienti per 4 soufflé monoporzione:
200 ml di panna fresca
2 cucchiai da minestra di maizena
20 g di burro + quanto basta per ungere gli stampi
4 uova medie
200 g di spinaci
50 g di feta
2 cucchiai di parmigiano grattugiato fresco
sale
pepe
emmental a sufficienza per ricoprire fondo e bordi degli stampi, circa 2 cucchiai

Per la salsa:
30 g di burro
30 g di farina
450 ml di acqua
20 g di canina essiccata
bacche rosse
sale

Preparazione:
Innanzi tutto scaldate il forno a 200°.
Con l’aiuto di un pennello imburrate generosamente gli stampi, ungendo fondo e bordi.
Con lo stesso criterio spargete il formaggio grattugiato negli stampi, in modo che ne siano interamente ricoperti, avendo cura di non toccare più l’interno con le dita.
Riporre in frigo fino al momento di utilizzarli, volendo anche in freezer (come ho fatto io).
Ripassate ancora i bordi con un altro po’ di burro pomata e far raffreddare nuovamente.
Pulite, sciacquate gli spinaci e fateli cuocere in acqua bollente salata per tre minuti. Scolate e appena sono freddi strizzateli bene e tritateli con la mezzaluna.
Sbriciolate la feta, aggiungetela agli spinaci insieme a due cucchiai di parmigiano e amalgamate bene il tutto.
Mescolate la maizena con poca panna fresca fuori fuoco.
Portare ad ebollizione la restante panna, raggiunto il bollore unire il mix panna maizena mescolando sempre.
Abbassare la fiamma e proseguire la cottura aiutandosi con una frusta a mano fino ad ottenere una crema spessa. Allontanare dalla fiamma e unire il burro avendo cura di continuare sempre a lavorare.
Rompete le uova tenute a temperatura ambiente, separando i tuorli dagli albumi, avendo cura di non toccare questi ultimi con le mani.
Unite i tuorli uno alla volta, incorporandoli alla perfezioni prima di aggiungere il successivo.
Aggiungete il composto di spinaci e formaggio precedentemente preparato.
Salate quanto necessario (tenete presente che la feta è un formaggio molto saporito), pepate e mescolate bene.
Montate gli albumi a neve, con delicatezza e in più riprese, unite gli albumi montati, badando bene di non smontarli, eseguendo movimenti verticali con una spatola e contestualmente ruotando la ciotola. Il composto deve risultare ben omogeneo.
Versare negli stampi riempiendo solo fino ai 2/3 della loro altezza.
Lisciare delicatamente la superficie con la spatola.
Infornare immediatamente e cuore senza mai aprire per 15/18 per stampi monoporzione oppure 25/30 per uno stampo unico.
In ogni caso sorvegliare (come ha fatto Magali) e togliere dal forno quando gonfio e ben dorato in superficie.
Per la salsa: mettete l’acqua in una casseruola aggiungete la rosa canina e portate a bollore, fate bollire per alcuni minuti, mettete un coperchio spegnete il gas e lasciate riposare per una decina di minuti, poi filtrate. Sciogliete il burro a calore moderato, in una casseruola capiente e aggiungere la farina. Con l'aiuto di un cucchiaio di legno, mescolate vigorosamente, fino a formare un impasto morbido (roux). continuare a mescolare fino a quando il roux inizia ad assumere un colore leggermente brunito. Togliete dal fuoco.
Aggiungete il “brodo” ancora caldo, cominciando ad incorporarne due cucchiai: procedere così, fino ad arrivare a un quarto della dose complessiva. Prendete una frusta e gradatamente incorporare il resto dell’infuso.
Mettere la casseruola sul fornello, a fiamma media e far sobbollire per 15-20 minuti. Mescolare spesso con la frusta, per evitare che la salsa si attacchi al forno. Se la salsa dovesse diventare troppo spessa, aggiungerte un po' di brodo. Salate e aggiungete le bacche rosse.
Accompagnate i soufflé con la salsa.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”
giovedì 13 marzo 2014
Eccoci qui con il consueto appuntamento con l'MTC
Il tema del mese è stato scelto da Fabiana vincitrice con estremo merito del mese di febbraio. Ha scelto il soufflé e noi abbiamo faticato parecchio!
Magali, dopo questa fatica improba si sta ancora riposando e ha pregato per il prossimo mese di scegliere un tema che sia più alla nostra altezza o meglio bassezza!
Abbiamo seguito tutte le indicazioni di Fabiana e alla fine ecco il nostro risultato, come scusante dobbiamo dire che il nostro forno di 27 anni cuoce solo sotto, e mi ha detto che ha fatto tutto il possibile!

Soufflé salmone e emmentaler
Ingredienti per 4 soufflé monoporzione:
200 ml di panna fresca
2 cucchiai da minestra di maizena
20 g di burro + quanto basta per ungere gli stampi
4 uova medie
50 g di salmone affumicato
100 g di Emmentaler grattugiato
sale
pepe
emmentaler a sufficienza per ricoprire fondo e bordi degli stampi, circa 2 cucchiai

Per la crema:
1 avocado
1 cipolla bianca fresca
2 cucchiai di grappa
aneto
anice stellato
1 cucchiaino di burro
sale

Preparazione:
per il soufflé: innanzi tutto scaldate il forno a 200°.
Con l’aiuto di un pennello imburrate generosamente gli stampi, ungendo fondo e bordi.
Con lo stesso criterio spargete il formaggio grattugiato negli stampi, in modo che ne siano interamente ricoperti, avendo cura di non toccare più l’interno con le dita.
Riporre in frigo fino al momento di utilizzarli, volendo anche in freezer (come ho fatto io).
Ripassate ancora i bordi con un altro po’ di burro pomata e far raffreddare nuovamente.
Tritata con la mezzaluna il salmone.
Pulite, sciacquate gli spinaci e fateli cuocere in acqua bollente salata per tre minuti. Scolate e appena sono freddi strizzateli bene e tritateli con la mezzaluna.
Mescolate l’emmentaler con il salmone.
Mescolate la maizena con poca panna fresca fuori fuoco.
Portare ad ebollizione la restante panna, raggiunto il bollore unire il mix panna maizena mescolando sempre.
Abbassare la fiamma e proseguire la cottura aiutandosi con una frusta a mano fino ad ottenere una crema spessa. Allontanare dalla fiamma e unire il burro avendo cura di continuare sempre a lavorare.
Rompete le uova tenute a temperatura ambiente, separando i tuorli dagli albumi, avendo cura di non toccare questi ultimi con le mani.
Unite i tuorli uno alla volta, incorporandoli alla perfezioni prima di aggiungere il successivo.
Aggiungete il composto di salmone e formaggio precedentemente preparato.
Salate quanto necessario (tenete presente che il salmone è molto saporito), pepate e mescolate bene.
Montate gli albumi a neve, con delicatezza e in più riprese, unite gli albumi montati, badando bene di non smontarli, eseguendo movimenti verticali con una spatola e contestualmente ruotando la ciotola. Il composto deve risultare ben omogeneo.
Versare negli stampi riempiendo solo fino ai 2/3 della loro altezza.
Lisciare delicatamente la superficie con la spatola.
Infornare immediatamente e cuore senza mai aprire per 15/18 per stampi monoporzione oppure 25/30 per uno stampo unico.
In ogni caso sorvegliare (come ha fatto Magali) e togliere dal forno quando gonfio e ben dorato in superficie.
Per la salsa: pelate l’avocado e tagliatelo a pezzi. Lavate, pulite e affettate sottilmente la cipolla fresca. Mettete quest’ultima in una casseruola e cuocete con una noce di burro, dopo un minuto aggiungete l’avocado, aggiungete 20 ml di acqua e mettete il coperchio e fate cuocere qualche minuto, aggiungete il sale, l’aneto, l’anice stellato, la grappa e fate sfumar ancora due minuti.
Togliete dal fuoco, levate l’anice stellato e con il mixer riducete ad una crema.
Accompagnate i soufflé con la crema.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”
sabato 8 marzo 2014
Budini di tapioca e lamponi - "UnLampoNelCuore"
Con questa iniziativa, i food blogger che aderiscono a "unlamponelcuore" intendono far conoscere il progetto "lamponi di pace" della Cooperativa Agricola Insieme, nata nel giugno del 2003 per favorire il ritorno a casa delle donne di Bratunac, dopo la deportazione successiva al massacro di Srebrenica, nel quale le truppe di Radko Mladic uccisero tutti i loro mariti e i loro figli maschi. Per aiutare e sostenere il rientro nelle loro terre devastate dalla guerra civile, dopo circa dieci anni di permanenza nei campi profughi, è nato questo progetto, mirato a riattivare un sistema di microeconomia basato sul recupero dell'antica coltura dei lamponi e sull'organizzazione delle famiglie in piccole cooperative, al fine di ricostruire la trama di un tessuto sociale fondato sull'aiuto reciproco, sul mutuo sostegno e sulla collaborazione di tutti. A distanza di oltre dieci anni dall'inaugurazione del progetto, il sogno di questa cooperativa è diventato una realtà viva e vitale, capace di vita autonoma e simbolo concreto della trasformazione della parola "ritorno" nella scelta del "restare". 

Tutto è nato da un bellissimo post di Anna Maria che ci ha illustrato questa realtà, dai risvolti terribili. Capita tantissime volte che, guardando la televisione, vengano prospettate situazioni durissime ed io, oltre a sentirmi estremamente fortunata e privilegiata, rifletto molto e credo che, al di là delle parole, un sostegno concreto sia la cosa migliore. Aiuto mensilmente persone a cui voglio bene e per me, onestamente, spendo proprio pochissimo, ma ultimamente ho fatto qualche ulteriore sacrificio e, non trovando le confetture della pace, ho deciso di versare il mio piccolo contributo. Se qualcuno volesse seguire il mio esempio qui troverete tutti gli estremi. Rimarrò un'idealista e una bestia rara, ma sono convinta che, nella vita, al di là delle parole valgano i fatti e se ognuno facesse poco, il poco di tanti diventerebbe molto!
I prodotti della Cooperativa Agricola Insieme sono distribuiti da Coop-Adriatica e NordEst quindi si trovano più facilmente nel Veneto, Friuli Venezia Giulia, parte dell'Emilia e della Lombardia..
I punti vendita che hanno in assortimento i prodotti partono dai 1000mq in su. Sono distribuiti anche da:
Altromercato e dal commercio equosolidale e dal loro sito  è possibile, tramite anche una richiesta via email, ottenere i punti vendita;
nel milanese vengono distribuito da MioBio, un gas molto attivo;
Rada Zarcovick, la responsabile della cooperativa, sta prendendo accordi con le Coop che si occupano dei punti vendita della Lombardia e della Toscana per poter distribuire anche in queste zone i loro prodotti.
Per quanto riguarda Coop Adriatica le confetture dei frutti della pace è in assortimento solo nel canale iper.
E "Buona Festa della Donna" a tutte Voi, care Amiche vicine e lontane!
Ed ecco la nostra ricetta.


Budino tapioca e lamponi
Ingredienti per 4 budini:
50 g di tapioca
200 ml di latte di cocco
1 cucchiaino di fecola
scorza grattugiata di lime
succo di un lime
80 g di zucchero
125 g di lamponi

Preparazione:
sciacquate i lamponi, asciugateli e metteteli a macerare nel succo del lime.
Mettete la tapioca in una scodella e copritela con dell’acqua tiepida per circa un’ora.
L’acqua sarà completamente assorbite, mettete in una casseruola la tapioca con lo zucchero, la scorza grattugiata del lime, il latte di cocco, la fecola, mettete sul fuoco qualche minuto finchè si addensa.
Nei bicchierini mettete a strati alterni la tapioca e i lamponi debitamente asciugati, finite con i lamponi.
Mettete in frigorifero per lo meno un’ora prima di servire.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”
domenica 2 marzo 2014
Il motivo principale del mio viaggio a Parigi è stata proprio questa mostra
Vi erano esposti oltre 600 esemplari, oggetti stupendi di alta oreficeria, che hanno segnato il corso del tempo, se avrete la pazienza di leggere fino in fondo troverete anche un video.
Alcuni sono veramente eccessivi, ma dimostrano un attento studio preliminare, una maestria nella creazione e, soprattutto, un esempio di altissimo artigianato.
I miei occhi si sono riempiti di lucicchii inauditi, colori, magia. Tutti i visitatori, e vi assicuro che erano tantissimi visto che essendo l'ultimo giorno la coda all'apertura era stimata in tre ore di attesa per chi non avesse già il biglietto, rimanevano strabiliati davanti a tanto sfarzo. Non si discute sul kitsch di alcune creazioni un po' troppo chargées come ha detto giustamente una signora conosciuta alla mostra, ma  il vederle ha permesso ad ognuno di entrare a far parte, anche se per poco tempo, di un ambiente fantastico, un utopico mondo dei balocchi. Come non restare ammaliati dalle pantere, simbolo per eccellenza di Cartier? Unico rimpianto, per i comuni mortali, l'impossibilità di possederne una!
Sicuramente oscurata dalla sua fama e dallo sfavillio dei diamanti, la storia della Maison Cartier è per lo più sconosciuta al grande pubblico. Fondata nel 1847 ha giocato un ruolo molto importante nella storia delle arti decorative. Le sue creazioni, dal classicismo espresso come gioielliere dei re alle invenzioni radicali in stile moderno, offrono un resoconto emozionante dell’ evoluzione del gusto. Questa esposizione: " Cartier . Lo stile e la storia " è stato concepita e progettata come una mostra di storia dell'arte: le creazioni della casa di gioielli sono mostrate nel contesto dell'evoluzione degli usi e degli stili.
La maggior parte delle persone associa la Maison Cartier al simbolo della pantera.

Dall'inizio del 1900 è l'animale feticcio di Cartier, che agli albori appare sotto forma di un semplice motivo maculato. E’ a Jeanne Toussaint, che Louis Cartier lascia le chiavi della maison nel 1933, e proprio a lei si deve la creazione del vero animale, realizzato in tre dimensioni.
Soprannominata lei stessa “la pantera” questa donna anticonformista e dall’aspetto leggendario s’impose in un ambiente, allora, essenzialmente maschile. Al tempo dell’Art Déco reinventa i motivi figurativi, fino ad allora riservati alle donne “marginali”, attrici, commedianti ed altre semi-mondane, le associazioni di nuovi colori, l’uso di oro giallo nell’alta gioielleria … “Jeanne Touissant è stata una vera rivoluzionaria per la sua epoca!", sottolinea Pierre Rainero, direttore dell’Immagine e del Patrimonio da Cartier. “La sua visione molto moderna del nuovo ruolo della donna nella società, l’indipendenza della mente, ma anche il suo tocco inconfondibile, ha profondamente segnato la storia del bijou”.
La Duchessa di Windsor, ma anche Daisy Fellows e Barbara Hutton sono tra le più fedeli sostenitrici della “gioielleria felina”, la cui variazione stilistica nel tempo continua a sottolineare la splendida modernità.
Ed è proprio per la Duchessa di Windsor (da noi forse più conosciuta come Wallis Simpson), che è stata creata questa spilla, in cui sempre affascinante, la pantera selvaggia e solenne è appoggiata su uno stupefacente cabochon di zaffiro.

E sempre  la Duchessa di Windsor ha commissionato nel 1954 questi occhiali con funzione telescopica. Nota curiosa che all’inizio la tigre era stata montata su una pochette in pizzo che portava l’inscrizione ”Per cortesia restituire HRH la Duchessa di Windsor, Ricompensa”

Ed ancora una spilla con pantera in platino con diamanti taglio baguette, brillanti, uno zaffiro taglio cabochon di 8,03 carati, macchie in zaffiro, naso in onice, occhi in smeraldo
Qui di seguito un braccialetto con due teste di tigre in oro giallo, smalto e smeraldi per gli occhi datato 1991.
Oro giallo, brillanti ... le linee affilate del muso, la geometria dei tratti segnano l'evoluzione della pantera nel corso del primo decennio del terzo millennio.

Durante il percorso vengono presentati oggetti che simboleggiano delle vere e proprie pietre miliari nella storia di Cartier come, in primo luogo, una serie di magnifici diademi, poi oggetti di uso comune, ed alcuni pezzi appartenuti a personaggi illustri, attrici, ereditiere come la succitata Duchessa di Windsor, la principessa di Monaco, Marlene Dietrich, Elizabeth Taylor, Maria Felix, Barbara Hutton ... e non si può restare che stupiti davanti alla maestosità del collier per il  Maharaja e del collare per il suo cane!
Queste foto, tratte dal web, sono solo "un assaggio". Le mie, anche se non perfette (tenete presente che si aveva il tempo di sostare solo qualche secondo davanti ad ogni creazione), le ho raccolte in questo VIDEO CLICCA QUI, per dare a chi lo desidera la possibilità di “lustrarsi” gli occhi ed entrare, anche solo per qualche minuto, in un mondo fantastico ...

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